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giovedì, aprile 06, 2006

Under the frog - Tibor Fischer

AutoreTibor Fischer
TitoloUnder the frog
Titolo ItalianoSotto il culo della rana (in fondo a una miniera di carbone)
Anno1992
GiudizioIronico, incalzante


E' il romanzo che ha decretato il successo di Tibor Fischer. L'ho scoperto dopo aver letto "La gang del pensiero" sempre di Fischer, scoperto a sua volta per caso (appena ho un attimo ve ne devo parlare).

Ambientato in Ungheria tra la fine della seconda guerra e la rivoluzione del 1956, il romanzo (immagino che si possa definire romanzo storico) racconta l'arte del totale far niente di un gruppo di ragazzi ungheresi. Le condizioni ambientali non sono le più favorevoli per questo tipo di inattività. Si tenga presente che alla fine della seconda guerra mondiale non furono molti i paesi che ebbero la fortuna dell'Ungheria, ovvero quella di passare dall'oppressione del totalitarismo nazista tedesco a quella del totalitarismo socialista sovietico. [Essere "sotto il culo della rana in una miniera di carbone" è il modo di dire ungherese per indicare di trovarsi non proprio nel posto più simpatico del mondo.]

Tra un sequestro dell'AVO (polizia segreta del governo), un finto-lavoro-copertura ed una goliardata, Gyuri - «alieno di classe», alla ricerca del proprio io, di una via di fuga da Budapest ma soprattutto «di una scopata» (è una citazione :) ) - e Patakki - mentore del primo, anarchico menefreghista - ci presentano la realtà in cui vivono e pregi (pare pochi) e difetti di un popolo (ad un certo punto Fisher parla del suicidio per impiccagione come "sport nazionale").

Un modo come un altro per affrontare il regime ... come fare altrimenti? Con una rivoluzione?

Ancora una conferma del fatto che per parlare di certi argomenti la via migliore è l'ironia amara.

mercoledì, marzo 22, 2006

Der Nazi & der Friseur - Edgar Hilsenreth

AutoreEdgar Hilsenreth
TitoloDer Nazi & der Friseur
Titolo ItalianoIl nazista & il barbiere
Anno1977
GiudizioPiacevole sorpresa, per me che non conoscevo l'autore. Uno humor nero tutto particolare e narrazione originale.


Con humor nero e brutale in un susseguirsi di situazioni grottesche (c'è da chiedersi se non sia forse il modo migliore) Hilsenreth gioca violentemente con i pregiudizi sulla presunta razza ebraica (Max Shultz è si ariano al 100% - seppur figlio di una prostituta - ma ha tutti i tratti somatici delle caricature degli ebrei, naso a becco, occhi da rospo, capelli scuri) e con l'apologia del nazismo ("erano loro a dare gli ordini").

In più scrive con la ferocia di chi certe atrocità le ha subite.

E così, lo sterminatore ariano Max Shultz diventa il barbiere ebreo Itzig Finkelstein, dribblando processi e forca.Max, figlio di puttana (tecnicamente intendo), vittima delle violenze del patrigno, frustrato, col cervello bacato, dopo aver trascorso un' infanzia durante la quale è quasi adottato dalla famiglia del suo amico Itzig - ebreo biondo con gli occhi azzurri da cui impara l'jiddish, le preghiere, i canti e le ricorrenze religiose - si fa affascinare dalle tesi di Hitler e diventa un militante delle SS.

Di ritorno dal campo di concentramento dove ha fatto una brillante carriera da sterminatore, con un sacco di denti d'oro da rivendere, sopravvissuto ad un inverno polacco ed alle ricerche dei russi, una volta a Berlino a Max basta una cironcisione ed un taguaggio per assumere l'identità di Itzig (lui pur somigliando ad un tedesco non ce l'ha fatta) e mettersi alle spalle migliaia di omicidi. O almeno così crede. In fondo è sempre stato un idealista, e ora che gli ebrei hanno vinto la guerra...

Max (ora Itzig) cerca di truffare anche la propria coscienza, dicendosi disposto a subire una punizione per poter definitivamente tagliare quel passato ed essere redento. Ma qual è l'adeguata punizione per crimini di tale atrocità?

All'inizio ci si chiede a che livello di surrealità arriverà il racconto. Alla fine ci si ricorda che quel livello è stato di gran lunga superato dalle follie di guerra (sia combattuta nei panni di sterminatore tedesco che di partigiano ebreo).